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La performance di Forza Italia alle prossime elezioni Europee è legata a doppio filo alle sorti del suo leader e fondatore, Silvio Berlusconi, che il prossimo 10 aprile conoscerà i termini della sua condanna per il processo Mediaset. I giudici dovranno decidere tra l’affidamento ai servizi sociali e la detenzione domiciliare, pene che, secondo la community Blogorà, danneggerebbero in egual misura l’immagine politica del Presidente di Forza Italia. Qualunque sarà la decisione del Tribunale, questa avrà infatti un grande impatto sulla vita privata e politica di Berlusconi e, di conseguenza, su quella del suo partito.

Proprio in vista dell’imminente appuntamento elettorale delle Europee, ISPO Click ha chiesto ai blogger di indicare, tra varie strategie di leadership possibili, quale sarebbe la più auspicabile per Forza Italia. Per il 95% degli interpellati, la soluzione ideale per il partito sarebbe la candidatura al Parlamento Europeo di volti nuovi, come, ad esempio, Giovanni Toti. Più della metà ritiene invece che la strada migliore sarebbe quella di candidare uno dei figli di Berlusconi (lo pensa il 60%) o i leader di Forza Italia, come Verdini o Fitto (ipotesi caldeggiata dal 58%). Nonostante la recente interdizione di Berlusconi dai pubblici uffici, ben il 34% dei blogger ritiene che l’ex-Cavaliere dovrebbe candidarsi comunque, qualunque pena gli venga comminata. È invece totalmente esclusa la possibilità che a succedere al leader storico del partito possa essere la sua attuale compagna, Francesca Pascale. Quello che emerge da questi dati è una forte voglia di novità, il desiderio di un taglio netto con il passato che il passaggio del testimone a uno dei figli o ai leader attuali di FI non potrebbe certo garantire.

Nel caso in cui Berlusconi decidesse di affidare le sorti del partito ad uno dei suoi figli, Marina sarebbe ritenuta la più adatta (38%) – soprattutto per la sua esperienza e per le doti di leader carismatico, che la avvicinano alla figura paterna -, seguita da Piersilvio (29%) e da Barbara (21%), ben vista per il fatto di essere giovane (fattore politicamente apprezzato dopo l’ascesa di Renzi a segretario del Pd). Ma la giovane età non rappresenta a priori una virtù. Meno o assolutamente non considerata l’eventualità di un passaggio di consegne nelle mani dei più giovani in assoluto della famiglia: Luigi (indicato dal 12%) ed Eleonora, probabilmente perché meno noti e troppo inesperti.

Dal momento che oggi la comunicazione politica passa soprattutto da Twitter, abbiamo infine chiesto ai blogger di indicare un hashtag che possa rappresentare la sentenza del 10 aprile per Berlusconi. Al di là dell’ironia, ormai consueta in questa forma comunicativa (#StayStrongSilvio, #Berlusconistaisereno), emerge un duplice atteggiamento da parte del popolo del web: da un lato, una forte ostilità, indice di un’insoddisfazione nei confronti della pena prospettata, che per molti avrebbe dovuto essere più severa (#ingalera); dall’altro, un’inclinazione più positiva e propositiva, che rispecchia l’auspicio che la sentenza del 10 aprile possa davvero rappresentare l’opportunità di un nuovo inizio per Forza Italia (#andiamoavanti, #sivoltapagina, #ripartiamo).

 

Governo Renzi

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#speriamobene. È questo l’auspicio che, ricorrendo agli hashtag da lui stesso tanto utilizzati, i blogger di Blogorà rivolgono al nuovo Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Il neopremier, infatti, è al governo da pochi giorni e già si sta scontrando con le pratiche della comunicazione istituzionale: dalle critiche per il tweet “Arrivo, arrivo” durante le consultazioni con Napolitano, alla pubblicazione dei “pizzini” da parte del grillino Di Maio. Chi meglio dei blogger, che ogni giorno affrontano il web ‘armati’ di tastiera e di parole capaci di attrarre e incantare intere comunità di lettori sparse su tutto il territorio, può quindi dare un’opinione su come instaurare una buona comunicazione con gli elettori?

I blogger, con la consueta sincerità, si sono detti abbastanza fiduciosi di fronte alle modalità di comunicazione adottate dal nuovo esecutivo. È infatti più della metà a ritenere che il governo sarà in grado di parlare nel modo giusto con gli italiani.

Piace in particolare l’uso di Twitter, mezzo principe della comunicazione del segretario del PD: è il 15% dei blogger a giudicarlo adatto, un numero decisamente superiore a quanto rilevato da un sondaggio presso la popolazione italiana (tra cui solo l’1% ritiene opportuno il ricorso al social network per comunicare).

Bocciata, invece, senza appello l’idea di usare Facebook. Stupisce come l’idea di dar vita ad un blog di governo piaccia quasi più alla popolazione che ai blogger (10% a fronte del 14% di Blogorà), forse convinti che nessuno a Palazzo Chigi sarebbe in grado di usarlo come si deve.

Non si vive però di solo web: tanto tra gli italiani quanto tra i blogger restano fondamentali modalità più tradizionali di comunicazione, come giornali e televisioni e – soprattutto – il contatto diretto con la gente, attraverso comizi e discorsi nelle piazze.

Approvato quindi l’uso dei social network, il rischio è – come spesso accade – nell’uso pratico di tutti i giorni. Se molti ritengono infatti che il loro utilizzo riesca a svecchiare l’immagine istituzionale del premier, la maggioranza relativa lo avvisa: il web è un’arma a doppio taglio, se, da un lato, rende più trasparenti e vicini, dall’altro espone al rischio di essere anche più attaccabili.

Detto questo, e tenendo ben presenti i rischi, la rete è oggi ritenuta indispensabile per un uomo politico. Innanzitutto per informare delle proprie attività e per spiegare chiaramente i temi politici di cui, di volta in volta, si discute, poi – anche se in misura lievemente minore – per consultare la propria base di elettori, seguendo il modello che da sempre usa Grillo e che recentemente è stato adottato anche da Civati.

Tornando agli hashtag, cosa dicono i blogger al di là di #speriamobene? Dopo la speranza vengono, di pari passo, ironia e concretezza. Sono infatti nella stessa percentuale quanti ironizzano sul nuovo premier (con hashtag come #matteostaisereno e #unfantasticoviavai) e quanti invece incitano il governo a smettere con i proclami e iniziare a fare qualcosa di concreto (#orasilavora, #adessopedala).

Riuscirà Renzi ad essere all’altezza del compito? #speriamobene.