Governo Renzi

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#speriamobene. È questo l’auspicio che, ricorrendo agli hashtag da lui stesso tanto utilizzati, i blogger di Blogorà rivolgono al nuovo Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Il neopremier, infatti, è al governo da pochi giorni e già si sta scontrando con le pratiche della comunicazione istituzionale: dalle critiche per il tweet “Arrivo, arrivo” durante le consultazioni con Napolitano, alla pubblicazione dei “pizzini” da parte del grillino Di Maio. Chi meglio dei blogger, che ogni giorno affrontano il web ‘armati’ di tastiera e di parole capaci di attrarre e incantare intere comunità di lettori sparse su tutto il territorio, può quindi dare un’opinione su come instaurare una buona comunicazione con gli elettori?

I blogger, con la consueta sincerità, si sono detti abbastanza fiduciosi di fronte alle modalità di comunicazione adottate dal nuovo esecutivo. È infatti più della metà a ritenere che il governo sarà in grado di parlare nel modo giusto con gli italiani.

Piace in particolare l’uso di Twitter, mezzo principe della comunicazione del segretario del PD: è il 15% dei blogger a giudicarlo adatto, un numero decisamente superiore a quanto rilevato da un sondaggio presso la popolazione italiana (tra cui solo l’1% ritiene opportuno il ricorso al social network per comunicare).

Bocciata, invece, senza appello l’idea di usare Facebook. Stupisce come l’idea di dar vita ad un blog di governo piaccia quasi più alla popolazione che ai blogger (10% a fronte del 14% di Blogorà), forse convinti che nessuno a Palazzo Chigi sarebbe in grado di usarlo come si deve.

Non si vive però di solo web: tanto tra gli italiani quanto tra i blogger restano fondamentali modalità più tradizionali di comunicazione, come giornali e televisioni e – soprattutto – il contatto diretto con la gente, attraverso comizi e discorsi nelle piazze.

Approvato quindi l’uso dei social network, il rischio è – come spesso accade – nell’uso pratico di tutti i giorni. Se molti ritengono infatti che il loro utilizzo riesca a svecchiare l’immagine istituzionale del premier, la maggioranza relativa lo avvisa: il web è un’arma a doppio taglio, se, da un lato, rende più trasparenti e vicini, dall’altro espone al rischio di essere anche più attaccabili.

Detto questo, e tenendo ben presenti i rischi, la rete è oggi ritenuta indispensabile per un uomo politico. Innanzitutto per informare delle proprie attività e per spiegare chiaramente i temi politici di cui, di volta in volta, si discute, poi – anche se in misura lievemente minore – per consultare la propria base di elettori, seguendo il modello che da sempre usa Grillo e che recentemente è stato adottato anche da Civati.

Tornando agli hashtag, cosa dicono i blogger al di là di #speriamobene? Dopo la speranza vengono, di pari passo, ironia e concretezza. Sono infatti nella stessa percentuale quanti ironizzano sul nuovo premier (con hashtag come #matteostaisereno e #unfantasticoviavai) e quanti invece incitano il governo a smettere con i proclami e iniziare a fare qualcosa di concreto (#orasilavora, #adessopedala).

Riuscirà Renzi ad essere all’altezza del compito? #speriamobene.

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